Concetto di Bellezza
Golden Retriever
Cinognostica

Il Concetto di Bellezza

In cinognostica la bellezza è la sintesi perfetta tra forma, funzione e temperamento. Non si limita all’estetica: è equilibrio, tipicità e coerenza con lo standard.

Un equilibrio tra le cinque dimensioni fondamentali:

  • Convenzionale
  • Armonica
  • Funzionale
  • Psichica
  • Morale
Evoluzione del Concetto di Bellezza in Cinognostica

Evoluzione del Concetto di Bellezza in Cinognostica

Dalle prime mostre d’aspetto ottocentesche ai criteri morfo-funzionali moderni: come è cambiato il modo di definire e valutare la “bellezza” del cane di razza.

La cinognostica – la scienza che studia la morfologia e la valutazione del cane di razza – ha visto evolvere nel tempo il concetto di “bellezza” canina. In origine, le esposizioni canine (mostre di bellezza) nascono nel XIX secolo come concorsi d’aspetto, ma presto il concetto di bellezza viene affinato e legato a criteri zootecnici più profondi. In questo report si esaminano: (1) l’evoluzione storica del concetto di bellezza in ambito cinognostico, con riferimento alle diverse scuole di pensiero e ai cambiamenti nei criteri di giudizio; (2) i criteri moderni utilizzati nelle esposizioni morfologiche ufficiali, inclusi i parametri di valutazione, il ruolo dei giudici e il significato dei punteggi o qualifiche assegnate.

Evoluzione Storica del Concetto di Bellezza in Cinognostica

Dalle prime esposizioni all’idea di standard

Le prime esposizioni canine ufficiali risalgono alla metà dell’Ottocento (la prima si tenne a Newcastle nel 1859) e fungevano da vetrina per i cani di razza pura. In questi eventi pionieristici, la valutazione si basava prevalentemente sull’aspetto esteriore – forma generale, simmetria e purezza di razza – poiché i giudici potevano giudicare solo l’aspetto e non le capacità lavorative dei cani esposti. Con la fondazione dei primi Kennel Club (ad es. il Kennel Club inglese nel 1873) furono introdotti gli standard di razza, descrizioni scritte del cane ideale per ogni razza. Tali standard, inizialmente piuttosto sintetici, formalizzarono i criteri di tipicità e costituirono la base oggettiva per giudicare la “bellezza” di un soggetto in confronto al suo modello ideale. Sul finire dell’Ottocento e inizio Novecento, però, alcuni esperti criticarono la piega eccessivamente estetica che stavano prendendo le mostre: ad esempio William D. Drury (1903) notò che molti giudici premiavano cani dall’aspetto splendido ma con costruzione inadatta al lavoro (spalle pesanti, quarti posteriori deboli, ecc.), poiché non sempre gli arbitri erano conoscitori del lavoro pratico dei cani. Ciò evidenziò la necessità di riequilibrare il concetto di bellezza, riallacciandolo alla funzionalità e alla salute della razza.

Bellezza estetica vs. bellezza funzionale

Storicamente, si è quindi sviluppato un duplice approccio. Da un lato vi è la “bellezza convenzionale”, legata al gusto del tempo e alla cosmetica (colore del mantello, toelettatura, orecchie tagliate secondo la moda, ecc.), considerata però di importanza secondaria in cinognostica. Dall’altro si è affermato il concetto che il vero valore estetico di un cane risiede nell’armonia della forma unita alla funzionalità. I cinofili più autorevoli hanno sostenuto che “bello e utile sono sinonimi”: un cane è bello solo quando possiede le caratteristiche che lo rendono utile allo scopo per cui la razza è stata selezionata.

Nei testi classici la bellezza è definita come “armonia della struttura nell’esercizio della funzione”.

In termini zootecnici, la bellezza coincide cioè con l’utilità funzionale: un soggetto si definisce “bello” quando le sue qualità morfologiche e funzionali indicano la massima attitudine al lavoro o utilizzo cui è destinato. Questo principio – spesso riassunto nell’adagio “la bellezza di adattamento o utilitaria” – sottolinea la perfetta armonia tra forma esteriore e funzione.

Ad esempio, un Bassotto dalle gambe corte e il corpo allungato può apparire disarmonico secondo i canoni estetici classici, ma è funzionalmente bello proprio perché quella struttura gli permette di cacciare nelle tane, cioè di svolgere il lavoro per cui è stato creato. Allo stesso modo, le rughe e pliche abbondanti sul muso di un Mastino Napoletano non sono “belle” in sé in senso convenzionale, ma hanno uno scopo pratico (proteggere dalle ferite e incutere timore) e perciò acquistano una loro bellezza funzionale quando sono nella giusta misura.

Armonia delle forme e scuole cinotecniche

Un ulteriore tassello nell’evoluzione del concetto di bellezza canina è la ricerca dell’armonia morfologica. Oltre alla funzionalità, i giudici e gli allevatori hanno dato crescente importanza alle proporzioni corrette e all’equilibrio delle varie regioni anatomiche. Si parla di “bellezza armonica” per indicare la gradevolezza data dall’esattezza delle proporzioni fra le parti – ad esempio il giusto rapporto tra altezza, lunghezza del tronco e circonferenze, oppure la corretta angolazione di spalla e groppa. Una costruzione ben proporzionata e bilanciata rientra nei canoni classici di bellezza (forme simmetriche, profili puliti) e spesso coincide anche con l’efficienza nel movimento. In effetti, la cinognostica moderna riconosce sia la bellezza estetica pura (le forme scultoree che appagano lo sguardo dell’artista) sia – soprattutto – la bellezza armonico-funzionale, ovvero l’armonia organica fra forma e funzione.

Le grandi scuole cinotecniche del Novecento hanno contribuito a codificare questi principi. Ad esempio, il cinologo svizzero Albert Heim già a fine ‘800 affermava: «Durch Arbeit zum Typus», “attraverso il lavoro si perviene al tipo”, sottolineando che il tipo ideale di razza si ottiene selezionando soggetti eccellenti nel lavoro. La Scuola Italiana di Cinotecnia, dal canto suo, ha lasciato in eredità standard dettagliatissimi (detti “a maglia stretta”) che delineano con precisione ogni regione del corpo e ogni rapporto di proporzione, costituendo il vero ritratto-tipo della razza. Questo approccio meticoloso – riscontrabile negli standard ENCI – esprime la volontà di descrivere la bellezza tipica in termini sia estetici sia funzionali, fornendo un modello chiaro agli allevatori. I migliori soggetti selezionati dai grandi allevatori italiani infatti venivano definiti “cani da lavoro abbelliti”: cani pienamente funzionali ma migliorati nell’estetica senza snaturarne il tipo o le capacità.

Il ruolo del carattere (bellezza psichica)

Col tempo, un altro aspetto è stato integrato nel concetto di bellezza cinognostica: il temperamento e l’equilibrio psichico del cane. Un soggetto può essere morfologicamente stupendo, ma se risulta timoroso, aggressivo o squilibrato caratterialmente, perde gran parte del suo valore. Si parla quindi di “bellezza psichica (o morale)” riferendosi al carattere del cane: in cinofilia un buon carattere è considerato un elemento fondamentale della bellezza. Nessun cane, per quanto ben costruito, è davvero “bello” se manca di temperamento affidabile – ad esempio, un cane perfetto morfologicamente ma che fugge spaventato a un rumore improvviso è da escludere dalla selezione. Di conseguenza, gli esperti sostengono che nella valutazione complessiva si possa essere relativamente indulgenti su piccoli difetti estetici, ma intransigenti sul carattere. Oggi gli standard di razza includono sempre una descrizione del temperamento desiderato, e nei ring di esposizione i giudici osservano con attenzione anche il comportamento: un cane equilibrato, sicuro di sé e corrispondente al carattere tipico della razza sarà sempre giudicato più bello (nell’accezione piena del termine) di un soggetto magari perfetto fisicamente ma aggressivo o pauroso.

In sintesi, l’evoluzione storica porta al concetto olistico di bellezza in cinognostica: il cane ideale unisce un aspetto gradevole e proporzionato, una forma adatta alla funzione e un carattere equilibrato. Questi tre lati – estetico, funzionale, psichico – rappresentano oggi i pilastri della bellezza zoognostica del cane.

Criteri di Valutazione nelle Esposizioni Morfologiche

Le esposizioni canine di bellezza (concorsi morfologici) sono verifiche cinotecniche in cui i cani di razza pura vengono valutati in base alla loro aderenza allo standard di razza di riferimento. Il giudizio viene espresso da giudici esperti riconosciuti dagli enti cinofili (ENCI in Italia, affiliata alla FCI a livello internazionale). Ogni cane è confrontato con il modello ideale descritto dallo standard ufficiale della sua razza. Tale standard definisce le caratteristiche morfologiche (struttura, taglia, colore, ecc.), il temperamento e persino il movimento tipici richiesti. Durante il giudizio, il cane viene osservato da fermo (in stazione) e in movimento, e viene esaminato in dettaglio (denti, costruzione, ecc.) per verificare pregi e difetti. Di seguito i principali parametri impiegati nella valutazione morfologica ufficiale:

Il Protocollo del Giudizio in Ring La sequenza di valutazione segue un ordine preciso. Il giudice osserva prima il cane in movimento (solitamente un giro ampio al trotto), poi esamina la stazione e le linee da fermo, per concludere con l'esame manuale dei dettagli (testa, denti, tessitura del mantello, testicoli) e un'ultima verifica in movimento (andate e ritorno).

Tipicità rispetto allo standard

Il grado in cui il soggetto incarna il tipo ideale della razza. Si valuta se il cane possiede tutte le caratteristiche descritte dallo standard – dalle proporzioni corporee ai dettagli della testa e del mantello – mantenendo il carattere generale della razza. Un cane perfettamente in tipo (cioè molto vicino allo standard ideale) rappresenta il modello di bellezza ricercato. Eventuali difetti gravi o atipicità (es. misure fuori standard, tratti somatici non conformi) compromettono la tipicità.

Armonia delle proporzioni

L’equilibrio complessivo della costruzione del cane. Il giudice considera se le varie parti del corpo sono proporzionate tra loro (testa in proporzione al tronco, lunghezza del tronco rispetto all’altezza, angolazioni corrette degli arti, ecc.) e se il profilo e la silhouette sono bilanciati. Una bellezza armonica implica assenza di disarmonie evidenti: il cane deve presentare un insieme gradevole e ben equilibrato. Anche cani di razze molto robuste o specializzate devono comunque mostrare proporzioni corrette all’interno del loro tipo (ad esempio, un Bulldog deve avere arti corti e torace possente, ma comunque simmetrici e non eccessivi al punto da impedirgli di muoversi agevolmente).

Importanza delle Angolazioni

Le angolazioni corrette (in particolare spalla/braccio a 90°-100° e ginocchio/garretto a 120°-135°) non sono solo estetiche, ma sono fondamentali per la funzionalità. Angolazioni troppo chiuse (esagerate) o troppo aperte (diritte) ostacolano il movimento, riducono l'elasticità e aumentano l'usura articolare, influenzando negativamente la valutazione morfologica complessiva.

Movimento e andature

La valutazione della locomozione è fondamentale perché rivela la solidità strutturale e la funzionalità del cane. In esposizione si osserva il cane al passo e al trotto (talvolta al galoppo nelle razze da corsa) per giudicare la fluidità, l’ampiezza e la correttezza dei movimenti. Un movimento sciolto, con buon allungo degli anteriori e spinta dei posteriori, indica corrette angolazioni e muscolatura equilibrata. Al contrario, movimenti rigidi, scomposti o asimmetrici segnalano difetti strutturali. L’andatura brillante e potente è spesso citata tra le doti di un eccellente esemplare, perché esprime sia bellezza sia attitudine al lavoro (un cane che si muove bene presumibilmente svolgerà meglio la funzione per cui è selezionato).

Analisi dell'Andatura

Il trotto ideale è quello di copertura massima (massima ampiezza del passo con il minimo sforzo), dove l'arto posteriore si spinge il più possibile sotto il corpo e l'anteriore si allunga in avanti senza inutili elevazioni (passo rasoterra). La correttezza si osserva anche nella convergenza: al trotto veloce, le impronte tendono a convergere verso una linea centrale sotto il tronco per mantenere l'equilibrio e l'efficienza energetica.

Il trotto ideale è quello di copertura massima (massima ampiezza del passo con il minimo sforzo), dove l'arto posteriore si spinge il più possibile sotto il corpo e l'anteriore si allunga in avanti senza inutili elevazioni (passo rasoterra). La correttezza si osserva anche nella convergenza: al trotto veloce, le impronte tendono a convergere verso una linea centrale sotto il tronco per mantenere l'equilibrio e l'efficienza energetica.

Carattere e temperamento

Durante il giudizio il cane deve mostrare un comportamento adeguato al carattere della razza. I giudici valutano la sicurezza, l’attenzione, l’eventuale vivacità o calma, e la docilità nel farsi esaminare. Un cane equilibrato, sicuro di sé e attento al conduttore trasmette un’impressione positiva. Al contrario, timidezza marcata, aggressività ingiustificata o nervosismo eccessivo sono penalizzati severamente, in alcuni casi comportando l’esclusione dal giudizio (un soggetto che non si lascia esaminare non può essere qualificato). Il temperamento tipico della razza (esuberante nei terrier, tranquillo nei molossi, ecc.) deve emergere, purché rimanga sotto controllo. La stabilità psichica è considerata parte integrante della “bellezza” del cane, come visto, quindi un atteggiamento corretto in ring contribuisce alla valutazione finale.

Ruolo dei giudici e sistema di qualifiche

Il giudice di esposizione ha il compito di esaminare ogni cane e confrontarlo con lo standard, formulando un giudizio tecnico. In Italia il giudice compila solitamente una scheda di giudizio descrittiva e assegna una qualifica che riassume il valore del soggetto. La qualifica esprime un valore assoluto rispetto allo standard (da non confondere con la classifica che è l’ordine di piazzamento relativo tra i cani in gara). Le qualifiche ufficiali ENCI/FCI nelle classi adulte sono quattro:

Eccellente (ECC)

Attribuito a un soggetto che si avvicina il più possibile all’ideale della razza, presentato in condizioni fisiche perfette, con insieme armonico ed equilibrato, movimento brillante e quel portamento di classe che lo fa spiccare. Può avere lievi imperfezioni non significative, ma deve possedere chiaramente i caratteri del sesso e dell’età. È la massima qualifica e premia l’eccellenza in standard.

Molto Buono (MB)

Riservato a un soggetto perfettamente in tipo e in buone condizioni generali, equilibrato nelle proporzioni, che presenta solo difetti minori (veniali) ma nessun difetto morfologico grave. Indica un cane di ottima qualità, meritevole, anche se privo dell’eccezionalità necessaria per l’Eccellente. (NB: Molto Buono è la qualifica minima richiesta, ad esempio, per l’ottenimento di certificati utili al breeding o per richiedere l’affisso allevatoriale in ENCI).

Buono (B)

Assegnato a un cane che possiede le caratteristiche di razza essenziali ma accusa diversi difetti, purché non eliminatori. In pratica un soggetto corretto ma mediocre, senza qualità notevoli. La qualifica Buono segnala che il cane è sufficientemente tipico, tuttavia mostra limiti significativi (difetti di conformazione moderati, condizione non ottimale, ecc.) tali da non poter ambire a risultati superiori.

Sufficiente (SUFF)

Indica un cane appena sufficiente in tipicità, magari con difetti evidenti o in condizioni scadenti, ma che raggiunge il minimo dei requisiti di razza. È l’ultima qualifica positiva: oltre questa, il cane viene considerato non qualificabile.

Oltre alle suddette, esistono giudizi di esclusione per i soggetti che non raggiungono lo standard minimo. Un cane può essere dichiarato Insufficiente (INS) se privo delle caratteristiche tipiche della razza (esemplare gravemente fuori tipo), o se presenta difetti molto gravi (ad esempio problemi dentali o anomalie del mantello). La qualifica di Squalificato (SQ) viene invece data quando il cane ha un difetto eliminatorio previsto dallo standard (es. monorchidismo, colore non ammesso, prognatismo grave, ecc.). Infine il giudice può assegnare Non Giudicabile (NG) se il cane non può essere valutato a causa del comportamento (se fugge, attacca o non si lascia esaminare) oppure se mostra tracce di interventi chirurgici atti a correggere difetti. In tali casi il soggetto è escluso dalla competizione. Nelle classi cuccioli e juniores, infine, si usano giudizi come Molto Promettente, Promettente, Abbastanza Promettente per indicare la qualità in rapporto all’età.

Assegnazione dei premi

All’interno di ciascuna classe (Giovani, Libera, Campioni, ecc.) il giudice, dopo aver qualificato tutti i soggetti, procede alla classifica: assegna il 1° posto, 2° posto e così via tra i cani (solitamente quelli con qualifica almeno di Molto Buono). Il cane 1° Eccellente di classe può concorrere per il Certificato di Attitudine al Campionato (CAC) o altri titoli in palio. Nei raduni di razza o esposizioni speciali alcuni club impiegavano in passato anche punteggi numerici per sezionare la valutazione (ad es. punteggi per testa, tronco, movimento, ecc.), ma nei circuiti ENCI/FCI odierni prevale la valutazione per qualifiche come sopra descritto. Il ruolo del giudice rimane dunque centrale: attraverso la propria competenza tecnica egli individua l’esemplare che meglio incarna la bellezza della razza in tutti i suoi aspetti – morfologia corretta, capacità di movimento, espressione tipica e solida tempra. In tal modo le esposizioni contribuiscono alla selezione, premiando i cani più rispondenti allo standard e quindi più adatti a trasmettere alle future generazioni quella combinazione di estetica e funzionalità che definisce la bellezza ideale in cinognostica.

Fonti

Le informazioni sono state raccolte da letteratura cinotecnica e regolamenti ufficiali, tra cui estratti dalle opere di G. Pettinaroli sul concetto di bellezza in cinognostica, scritti del Prof. G. Morsiani sulla relazione forma-funzione, documenti storici sulle prime esposizioni e il Regolamento ENCI sulle qualifiche nelle esposizioni, nonché testi divulgativi sul ruolo degli standard di razza.

Queste fonti illustrano come l’ideale di bellezza del cane si sia evoluto includendo la correttezza morfologica, l’efficienza funzionale e la solidità psicologica.